Glacen (impressioni / Cappuccino politico)

Vannacci è un po' confuso?

Hanno fottuto il cervello ai nostri vecchi.

"Puramente semantica". Sarebbe questa la differenza indicata dal generale Vannacci tra le parola "rimpatrio" e "remigrazione" nel rispondere al microfono di Will, nota community italiana attiva dal 2020 che si occupa di divulgazione e informazione su temi di interesse globale, come politica ed economia, rivolta soprattutto ai giovani; ed è proprio a loro, ai giovanissimi, non avvezzi alla linguistica, che bisogna chiarire le parole del generale. Ma facciamo un passo indietro.

Dato che si sta parlando di semantica, quest'ultima è una branca della linguistica che si occupa di studiare il significato delle parole, e che quindi ha essa stessa (la semantica) un significato ben preciso e distinto. Tenendo conto di questo dunque e seguendo la distinzione stessa che Vannacci vuole fare della parola "rimpatrio" e della parola "remigrazione", verifichiamo cosa significhino queste due.

Il rimpatrio, volontario o forzato, è una procedura giuridica e normata dall'Unione Europea che si occupa di far tornare nei Paesi d'origine i cittadini residenti in Paesi terzi; la differenza tra i due, volontario e forzato, è che nel primo caso si tratta di reintegrare coloro che decidono di fare ritorno nel proprio Paese attraverso procedure di supporto e assistenza logistica, mentre il secondo caso si applica a tutti coloro che sono sprovvisti di un titolo per rimanere su un determinato territorio, con varie eccezioni per minorenni, apolidi e richiedenti asilo politico. In entrambi i casi, comunque, la procedura prevede un rigido rispetto delle regole e dei diritti umani e si applica individualmente, quindi ogni caso è preso, analizzato e trattato con dovuto rigore, al fine di rispettare il più possibile la dignità umana.

La remigrazione invece è una pratica di massa che coinvolge tutti i cittadini immigrati, immigrati di seconda generazione e più in generale stranieri, che consiste nell'espulsione di chiunque non sia "etnicamente nativo" di un determinato Paese. L'origine del concetto di immigrazione non è ben chiara ma è entrato a far parte, negli ultimi anni, di ambienti legati all'estrema destra o alla destra radicale, descrivendo quindi una preciso progetto politico.

Quindi sì, il generale alla fine ha ragione, la differenza tra le due parole è effettivamente attinente alla semantica e indica due procedure ben distinte: ma allora se esiste il rimpatrio, già regolato e integrato nelle norme europee, perché la campagna politica del leader del neo partito Futuro Nazionale si concentra sulla remigrazione? E quel "puramente", cosa intendeva dire?

Per capire meglio la questione, interviene in nostro soccorso un'altra branca della linguistica, che è la pragmatica, che invece si occupa di studiare il linguaggio in rapporto all'uso contestuale che ne fa il parlante. "Puramente" vuol dire che una cosa è "solo quella cosa lì", che non si mescola ad altro, che non è interpretabile o confondibile con altri significati se non uno specifico. È, cioè, schietta. Ma in un contesto come quello che stiamo analizzando, la parola assume un'altra connotazione, indica che la "puramente semantica" differenza tra "rimpatrio" e "remigrazione" è qualcosa da poco, un nonnulla, sono allo stesso livello, li differenzia "solo " il fatto che siano due cose completamente differenti, una la conseguenza incontrollata e illegale dell'altra; il generale, probabilmente "generalizzando", voleva intendere che le due parole sono differenti solamente dal punto di vista lessicale, cioè due parole diverse ma che potrebbero essere intercambiabili, come se fossero sinonimi, ma lo ha fatto dicendoci proprio che esse hanno due significati diversi, semanticamente parlando. E non può che essere una confusione in termini di Vannacci, dobbiamo pensarlo, perché altrimenti la sua risposta denoterebbe che lui stia facendo campagna elettorale portando come progetto politico una procedura estrema del rimpatrio, non riconosciuta dall'Unione Europea e non legalizzata, e che soprattutto richiama una pratica di espulsione tipica del ventennio fascista, periodo durante il quale il termine ha preso maggiormente piede. E non è questo il caso. Giusto?

Concludendo l'analisi, le domande sono essenzialmente due: il generale ha confuso due termini, intercambiandoli come se potessero significare la stessa cosa, oppure sa bene cosa significhino e sta presentando all'interno del proprio programma una pratica di deportazione di massa, facendo leva sull'ignoranza di una grande fetta dell'elettorato italiano e facendogli credere che siano due sinonimi, indorando quindi la pillola a chi possa avere dubbi sulla leggitimità della pratica di remigrazione e identificando però, allo stesso tempo, nello straniero il problema unico del Paese, come ormai tipico della destra populista mondiale? Del resto se trovi un nemico e te ne sbarazzi facilmente, senza troppa foschia etico-morale ma "puramente pragmatica", hai risolto un grande problema, e il tuo Paese ne beneficia. L'unica cosa certa è che i cittadini italiani, soprattutto quelli che hanno a cuore amici, parenti o affetti stranieri, devono essere messi al corrente delle parole della classe politica e saperle analizzare minuziosamente, perché come dirà lo stesso Vannacci all'interno del comizio, di cui oggi abbiamo analizzato una frase detta ai microfoni dei giornalisti, in riferimento però nel suo caso agli immigrati in Italia, "[...] E questi signori poi vanno a votare".

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